Teatro di Begamo scena da Danza di un viaggiatore leggero

L’attore

Attraversa la scena avvolto in una
sottile vampa di luce
e l’occhio di bue sospeso nel cielo lo segue
col suo unico biancore e lo rende cieco.
Con il passo leggero e gesti smarriti
va in cerca delle parole
nascoste nel buio di un nido di api.
Ha il volto
di un angelo o demone che alternativamente
discendono in lui e gli donano la sensazione
d’essere dominatore di qualcuno o qualcosa.
Lui è quell’uomo che maltratta la compagna
ne ama un’altra esulta si sgomenta sente in sé
il desiderio potente di dominare la morte.
Appena dietro le quinte quando tutto è finito
si guarda allo specchio attentamente meravigliato
d’avere soltanto un ricordo. Cerca
di ripetere ogni battuta, di rifare tutte le scene.
Ma è un caos vivente
un posseduto dal dubbio
che il suo viso non gli appartenga.
Per tutto il tempo ho esultato,
ho frugato nell’intimo, sono sceso
negli inferi, ho salito le scale di un amore dolcissimo.
Per giungere dove? Dal palcoscenico li ho visti
stavano tutti sospesi nel buio
con i volti tra il sogno e il desiderio. Spettatori
di un perpetuo evento.
Adesso da dietro le quinte li vedo si alzano
hanno voltato le spalle parlano a bassa voce
ripetono con la mente colma di conoscenza
le parole dei demoni e degli angeli.
Scompaiono dalle porte in fondo al teatro. Mi stanno
dimenticando?
Oh arte che mi riempi il cuore e me lo rubi
abbi misericordia di me.

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