La casa abbandonata, fotoeleborazione

Ospiti amati

a Luigi Maria Corsanico

La vecchia casa di campagna si è piegata
sul suo fianco dolente
come una rondine ferita a un’ala.
Davanti all’ingresso una veranda sconnessa
con colonne sottili e una lanterna spenta
oscilla mollemente al soffio del vento.
Giunge in fondo al prato
con un vago profumo di resina e pallore di morte
lo scricchiolio lontano dei tarli
nelle assi divelte.
Sull’erba giace una poltrona rossa
come una mela staccata
dall’angolo segreto dei sogni.
Attende che dalla porta irrompano
con grida e risate
i visi dei bambini che nell’ombra delle stanze
guardavano in silenzio sui braccioli le mani
grinzose della vecchia abbandonata al torpore.

Ci ha portati via, ospiti amati
come la primavera che ritorna breve
dopo l’inganno dell’inverno e fugge
prima che l’estate inaridisca ogni speranza,
un vento d’avventura
attratti da una rosa o verso gli orizzonti
di giardini lontani che promettono sogni.

Con sordo dolore abbiamo cancellato
l’ultimo ricordo.

La casa silenziosa ancora spera
e lascia che alle finestre oscillino gli scuri
come le ombre dei ricordi
negli occhi indeboliti della vecchia,
Nelle stanze opache la polvere imbianca le pareti
e ricopre le memorie prigioniere
dei crepuscoli e della solitudine.

Il nostro sordo dolore ci ricorda
quanta speranza vana la tiene ancora in piedi.

Una prima versione di questa poesia l’ho pubblicata senza dedica il 25 marzo 2014  con il titolo “La casa”, e sotto quella data la si trova su questo sito.

  1. giuliana scrive:

    La ricordavo infatti e la trovo sempre bellissima, commovente e vagamente amara. Perfetta, un inno quasi alla memoria.

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