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	<title>Commenti a: Metamorfosi</title>
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	<description>Il sito del poeta Marcello Comitini</description>
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		<title>Di: Gabriella Barattia</title>
		<link>https://www.terracolorata.com/metamorfosi/#comment-40</link>
		<dc:creator>Gabriella Barattia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Aug 2013 08:28:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#039;esistenza è simile a &quot;piante selvatiche&quot; che si sviluppano nell&#039; &quot;inverno&quot; e che sono simbolo della solitudine e dell’ essere soli sulla terra, della nostra impossibilità di metterci in vera relazione con gli altri ( cfr. &quot; ognuno sta solo sul cuor della terra....,” di Quasimodo e il romanzo di Fallada &quot;Ognuno muore solo&quot;). Il muro o tronco, accanto a cui crescono le piante, è il mondo esterno da cui vorremmo cercare protezione. Ma la loro funzione simbolica è diversa: il muro è qualcosa di solido ma privo di vita; il tronco viceversa suggerisce , in quanto parte vitale dell&#039;albero, l&#039;idea di legami di vita, più forti. Ma nel contesto della poesia (Marcello dice “non ricordo”) abbiamo più l&#039;idea di un tronco morto, magari cavo, presenze umane che ci affiancano ma non sostengono. E questa interpretazione del tronco morto (ombra che divide in due) è motivata dalla “sconfinata durezza della neve”, immagine che evoca un profondo senso di freddo interiore e di solitudine in un mondo duro su cui si proietta solo l&#039;ombra dell&#039;umanità. Col verso “dal basso verso l&#039;alto” inizia, anche se non ancora annunciata, la metamorfosi: e questo salire dal basso da l&#039;idea della nascita, della prima fase della vita che si apre , come le foglie, verso il cielo, la speranza, il futuro. Ma già il cielo si fa grigio vanificando l&#039;illusione della serenità infantile. È il tempo comunque della fantasia, della spensieratezza: teneri cardi ( giovinezza) passeri furtivi ( i sogni che si affacciano con circospezione) gocce di rugiada nel cavo delle foglie: sentimenti, desideri, sogni. È anche il tempo dell’adolescenza e l’inizio della maturità : “erano i giorni in cui dolori e incanti...”, le aspirazioni, le speranze e i sogni si affiancavano al primo incontro con il dolore, e l&#039;uomo a pugni chiusi , con rabbia e determinazione difendeva il proprio essere dai condizionamenti esterni, lottava per essere se stesso, per la propria individualità. Scelta che si identifica con un esilio, la separazione dal mondo, l&#039;essere o il sentirsi diverso. La crescita, il torcersi delle foglie in spine, la trasformazione delle nostre speranze in forme di difesa per proteggerci da quello che poi e nonostante tutto, diveniamo. Sono le infiorescenze rosse e turchine, il cui bicolorismo va letto come la nostra natura  di esseri compiuti ma al contempo grumo di contraddizioni e “puntiformi raggi esplosi da una stella”, ovvero un nulla infinitesimale in un disegno casuale dell&#039;universo.  Sotto il profilo formale appare molto bella la struttura quadripartita della poesia, in cui la prima e la terza strofa iniziano con &quot;erano i giorni...&quot; (parole che ci portano a una dimensione personale seppure universale), e la seconda e la quarta che iniziano con &quot; dal basso...&quot;  con una prospettiva che ci introduce a una dimensione apparentemente naturalistica, ma in realtà profondamente allusiva delle nostre intime “metamorfosi”. E ancora una volta ci colpisce il gran numero di immagini legate alla natura: un quadro e una metafora del cardo: bello, elegante, colorato, ma anche spinoso e isolato dalle altre piante in terreni scabri. ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;esistenza è simile a &#8220;piante selvatiche&#8221; che si sviluppano nell&#8217; &#8220;inverno&#8221; e che sono simbolo della solitudine e dell’ essere soli sulla terra, della nostra impossibilità di metterci in vera relazione con gli altri ( cfr. &#8221; ognuno sta solo sul cuor della terra&#8230;.,” di Quasimodo e il romanzo di Fallada &#8220;Ognuno muore solo&#8221;). Il muro o tronco, accanto a cui crescono le piante, è il mondo esterno da cui vorremmo cercare protezione. Ma la loro funzione simbolica è diversa: il muro è qualcosa di solido ma privo di vita; il tronco viceversa suggerisce , in quanto parte vitale dell&#8217;albero, l&#8217;idea di legami di vita, più forti. Ma nel contesto della poesia (Marcello dice “non ricordo”) abbiamo più l&#8217;idea di un tronco morto, magari cavo, presenze umane che ci affiancano ma non sostengono. E questa interpretazione del tronco morto (ombra che divide in due) è motivata dalla “sconfinata durezza della neve”, immagine che evoca un profondo senso di freddo interiore e di solitudine in un mondo duro su cui si proietta solo l&#8217;ombra dell&#8217;umanità. Col verso “dal basso verso l&#8217;alto” inizia, anche se non ancora annunciata, la metamorfosi: e questo salire dal basso da l&#8217;idea della nascita, della prima fase della vita che si apre , come le foglie, verso il cielo, la speranza, il futuro. Ma già il cielo si fa grigio vanificando l&#8217;illusione della serenità infantile. È il tempo comunque della fantasia, della spensieratezza: teneri cardi ( giovinezza) passeri furtivi ( i sogni che si affacciano con circospezione) gocce di rugiada nel cavo delle foglie: sentimenti, desideri, sogni. È anche il tempo dell’adolescenza e l’inizio della maturità : “erano i giorni in cui dolori e incanti&#8230;”, le aspirazioni, le speranze e i sogni si affiancavano al primo incontro con il dolore, e l&#8217;uomo a pugni chiusi , con rabbia e determinazione difendeva il proprio essere dai condizionamenti esterni, lottava per essere se stesso, per la propria individualità. Scelta che si identifica con un esilio, la separazione dal mondo, l&#8217;essere o il sentirsi diverso. La crescita, il torcersi delle foglie in spine, la trasformazione delle nostre speranze in forme di difesa per proteggerci da quello che poi e nonostante tutto, diveniamo. Sono le infiorescenze rosse e turchine, il cui bicolorismo va letto come la nostra natura  di esseri compiuti ma al contempo grumo di contraddizioni e “puntiformi raggi esplosi da una stella”, ovvero un nulla infinitesimale in un disegno casuale dell&#8217;universo.  Sotto il profilo formale appare molto bella la struttura quadripartita della poesia, in cui la prima e la terza strofa iniziano con &#8220;erano i giorni&#8230;&#8221; (parole che ci portano a una dimensione personale seppure universale), e la seconda e la quarta che iniziano con &#8221; dal basso&#8230;&#8221;  con una prospettiva che ci introduce a una dimensione apparentemente naturalistica, ma in realtà profondamente allusiva delle nostre intime “metamorfosi”. E ancora una volta ci colpisce il gran numero di immagini legate alla natura: un quadro e una metafora del cardo: bello, elegante, colorato, ma anche spinoso e isolato dalle altre piante in terreni scabri. </p>
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