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	<title>Commenti a: Pieno a perdere</title>
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	<description>Il sito del poeta Marcello Comitini</description>
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		<title>Di: paola pdr</title>
		<link>https://www.terracolorata.com/pieno-a-perdere/#comment-75408</link>
		<dc:creator>paola pdr</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2014 09:13:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Andando per grotte ho trovato questa iscrizione:
&quot;semplicemente cliccate su questo link e potrete acquistare a 0,97 centesimi di euro il mio libro di poesie
 Formule dell&#039;Anima 
in formato e-book
 Vi aspetto!! &quot;
Non ho trovato una chiave di lettura.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Andando per grotte ho trovato questa iscrizione:<br />
&#8220;semplicemente cliccate su questo link e potrete acquistare a 0,97 centesimi di euro il mio libro di poesie<br />
 Formule dell&#8217;Anima<br />
in formato e-book<br />
 Vi aspetto!! &#8221;<br />
Non ho trovato una chiave di lettura.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: giuliana</title>
		<link>https://www.terracolorata.com/pieno-a-perdere/#comment-61</link>
		<dc:creator>giuliana</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2013 18:29:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sapevo che avrei stimolato qualcuno: e che Qualcuno!
Dalla mia caverna o grotta ho graffiato qualche verso

               Danzami attorno


Danzami attorno, Parola,
sciogli i veli fluttuanti,
ponimi sul capo ghirlande
di glicini lilla, di miele
cospargi i miei scritti.

Dilavami dalle asperità,
depura l’animo che
ti genera, Parola,
mia amica, scrigno dei    
sentimenti miei,

Tu, che li plasmi e li
trasformi in canto.
Ed io ti renderò passione,
t’inonderò di melodie.
E non sarà più acuminata

la lama che affonda 
ne’ le mie ferite,
meno erto il cammino
che si disegna innanzi
qualora Tu risponderai

alle mie preci, danze
intrecciandomi intorno,
di miele nutrendomi,
nel viola della sera
che rapida s’avanza.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sapevo che avrei stimolato qualcuno: e che Qualcuno!<br />
Dalla mia caverna o grotta ho graffiato qualche verso</p>
<p>               Danzami attorno</p>
<p>Danzami attorno, Parola,<br />
sciogli i veli fluttuanti,<br />
ponimi sul capo ghirlande<br />
di glicini lilla, di miele<br />
cospargi i miei scritti.</p>
<p>Dilavami dalle asperità,<br />
depura l’animo che<br />
ti genera, Parola,<br />
mia amica, scrigno dei<br />
sentimenti miei,</p>
<p>Tu, che li plasmi e li<br />
trasformi in canto.<br />
Ed io ti renderò passione,<br />
t’inonderò di melodie.<br />
E non sarà più acuminata</p>
<p>la lama che affonda<br />
ne’ le mie ferite,<br />
meno erto il cammino<br />
che si disegna innanzi<br />
qualora Tu risponderai</p>
<p>alle mie preci, danze<br />
intrecciandomi intorno,<br />
di miele nutrendomi,<br />
nel viola della sera<br />
che rapida s’avanza.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: Gabriella Barattia</title>
		<link>https://www.terracolorata.com/pieno-a-perdere/#comment-56</link>
		<dc:creator>Gabriella Barattia</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Sep 2013 18:11:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.terracolorata.com/?p=560#comment-56</guid>
		<description><![CDATA[Ho sempre pensato alla parola come una cosa con caratteristiche fisiche, come il suono, la musicalità, che nella poesia risaltano più che nella prosa. Ha anche  una  forma tangibile, grafica, che risulta più evidente in alcuni modelli di scrittura.
 Mi sembra che tu le  attribuisca esclusivamente le caratteristiche della rappresentazione simbolica, della pregnanza del significato, ne fai una cosa alta che contiene in sé l&#039;essenza della cose, astratte e concrete. D&#039;altra parte la parola è data all&#039;uomo per esprimere l&#039;essenza profonda dell&#039;esistenza : &quot; in principio era il Verbo&quot;. I filosofi medievali l&#039;hanno studiata a fondo nelle Grammatiche speculative.
Però... Però ha anche degli aspetti minori, ma non per questo privi di importanza, soprattutto l&#039;aspetto della sonorità , della musicalità che in poesia ti fanno prediligere una parola rispetto a un&#039;altra perché possiede delle assonanze, dei richiami&quot;fonici&quot; che la  rendono più consona alla composizione


Hai proposto un argomento interessante, che offre spunti per considerazioni sulla forma letteraria più alta, la poesia appunto, che richiede capacità di sintesi e di astrazione, una conoscenza lessicale profonda, oltre a una vasta cultura letteraria che spazi nelle varie epoche e nei più diversi luoghi.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sempre pensato alla parola come una cosa con caratteristiche fisiche, come il suono, la musicalità, che nella poesia risaltano più che nella prosa. Ha anche  una  forma tangibile, grafica, che risulta più evidente in alcuni modelli di scrittura.<br />
 Mi sembra che tu le  attribuisca esclusivamente le caratteristiche della rappresentazione simbolica, della pregnanza del significato, ne fai una cosa alta che contiene in sé l&#8217;essenza della cose, astratte e concrete. D&#8217;altra parte la parola è data all&#8217;uomo per esprimere l&#8217;essenza profonda dell&#8217;esistenza : &#8221; in principio era il Verbo&#8221;. I filosofi medievali l&#8217;hanno studiata a fondo nelle Grammatiche speculative.<br />
Però&#8230; Però ha anche degli aspetti minori, ma non per questo privi di importanza, soprattutto l&#8217;aspetto della sonorità , della musicalità che in poesia ti fanno prediligere una parola rispetto a un&#8217;altra perché possiede delle assonanze, dei richiami&#8221;fonici&#8221; che la  rendono più consona alla composizione</p>
<p>Hai proposto un argomento interessante, che offre spunti per considerazioni sulla forma letteraria più alta, la poesia appunto, che richiede capacità di sintesi e di astrazione, una conoscenza lessicale profonda, oltre a una vasta cultura letteraria che spazi nelle varie epoche e nei più diversi luoghi.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Marcello Comitini</title>
		<link>https://www.terracolorata.com/pieno-a-perdere/#comment-54</link>
		<dc:creator>Marcello Comitini</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Sep 2013 10:05:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.terracolorata.com/?p=560#comment-54</guid>
		<description><![CDATA[La caverna, cara Giuliana, in cui ritieni che io mi sia chiuso o nella quale credi che vorrei chiudere i poeti (parlo sempre ed esclusivamente dei veri poeti, cioè di coloro che nella caverna segnano o hanno segnato i loro graffiti) è la loro anima, il segreto della loro sensibilità, l’intimo bisogno che hanno di lanciare al futuro i loro segnali, senza la necessità di un plauso immediato di una platea. Che poi ciascuno vada a mostrare il proprio talento in uno spettacolo alla ricerca del plauso, questa è una faccenda che riguarda da una parte l’individuo interessato, dall’altra la storia. Non me, che tuttavia non posso privarmi dall’esprimere al riguardo la mia opinione . 
Certo, ogni poeta desidera che il proprio pensiero venga diffuso e conosciuto. Ma c’è una bella differenza tra far conoscere ed essere riconosciuto. E la differenza sta nel valore del suo pensiero e nella logica sequenza temporale fra le due azioni: credo molto infelice, perché velleitario, quel verseggiatore (mi astengo dall’usare l’appellativo di poeta) che desideri essere riconosciuto prima di far conoscere, se non addirittura di prescindere dal pensiero.
Tutti tendiamo a mostrarci, me compreso che non ho mai partecipato a un concorso ma che mi metto in vetrina su facebook. Ma mostrarsi non vuol dire cercare il plauso o il riconoscimento, quanto piuttosto esporre agli altri la propria mercanzia, il proprio talento, il frutto del proprio studio e della propria fatica. Saranno gli altri, senza che lui lo chieda o “si metta avanti”, a conoscerlo e poi, se il suo pensiero ha un certo valore, a riconoscerlo. 
Ma riconoscere cosa? Il pensiero. Perché secondo me l’arte (che come dicevo sopra è frutto di volontà, di studio e di fatica) non è la necessità degli artisti di  “comunicare agli altri le loro emozioni e le loro conquiste” (stilistiche?) ma è una sfida che l’artista lancia al lettore, alla sua immaginazione, mettendo dentro forze dure come il diamante che, lottando l’una contro l’altra, facciano scoccare nella mente una scintilla.
Quello che tu chiami donare (donare e condividere oggi sono parole molto abusate) da parte dei grandi poeti del passato altro non è che il frutto del loro pensiero, prodotto nel chiuso della loro caverna.     

Ecco il senso di ciò che dicevo di quella tanto vituperata caverna. Ma forse meglio di me lo dicono due versi del Preludio di Wordsworth : “the marble index of a mind for ever / voyaging through strange seas of Tought, alone” (l’immagine marmorea di una mente / per sempre in viaggio su mari strani di Pensiero, sola). Ecco l’immagine del poeta nella sua caverna: sola.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La caverna, cara Giuliana, in cui ritieni che io mi sia chiuso o nella quale credi che vorrei chiudere i poeti (parlo sempre ed esclusivamente dei veri poeti, cioè di coloro che nella caverna segnano o hanno segnato i loro graffiti) è la loro anima, il segreto della loro sensibilità, l’intimo bisogno che hanno di lanciare al futuro i loro segnali, senza la necessità di un plauso immediato di una platea. Che poi ciascuno vada a mostrare il proprio talento in uno spettacolo alla ricerca del plauso, questa è una faccenda che riguarda da una parte l’individuo interessato, dall’altra la storia. Non me, che tuttavia non posso privarmi dall’esprimere al riguardo la mia opinione .<br />
Certo, ogni poeta desidera che il proprio pensiero venga diffuso e conosciuto. Ma c’è una bella differenza tra far conoscere ed essere riconosciuto. E la differenza sta nel valore del suo pensiero e nella logica sequenza temporale fra le due azioni: credo molto infelice, perché velleitario, quel verseggiatore (mi astengo dall’usare l’appellativo di poeta) che desideri essere riconosciuto prima di far conoscere, se non addirittura di prescindere dal pensiero.<br />
Tutti tendiamo a mostrarci, me compreso che non ho mai partecipato a un concorso ma che mi metto in vetrina su facebook. Ma mostrarsi non vuol dire cercare il plauso o il riconoscimento, quanto piuttosto esporre agli altri la propria mercanzia, il proprio talento, il frutto del proprio studio e della propria fatica. Saranno gli altri, senza che lui lo chieda o “si metta avanti”, a conoscerlo e poi, se il suo pensiero ha un certo valore, a riconoscerlo.<br />
Ma riconoscere cosa? Il pensiero. Perché secondo me l’arte (che come dicevo sopra è frutto di volontà, di studio e di fatica) non è la necessità degli artisti di  “comunicare agli altri le loro emozioni e le loro conquiste” (stilistiche?) ma è una sfida che l’artista lancia al lettore, alla sua immaginazione, mettendo dentro forze dure come il diamante che, lottando l’una contro l’altra, facciano scoccare nella mente una scintilla.<br />
Quello che tu chiami donare (donare e condividere oggi sono parole molto abusate) da parte dei grandi poeti del passato altro non è che il frutto del loro pensiero, prodotto nel chiuso della loro caverna.     </p>
<p>Ecco il senso di ciò che dicevo di quella tanto vituperata caverna. Ma forse meglio di me lo dicono due versi del Preludio di Wordsworth : “the marble index of a mind for ever / voyaging through strange seas of Tought, alone” (l’immagine marmorea di una mente / per sempre in viaggio su mari strani di Pensiero, sola). Ecco l’immagine del poeta nella sua caverna: sola.</p>
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	<item>
		<title>Di: Giuliana</title>
		<link>https://www.terracolorata.com/pieno-a-perdere/#comment-53</link>
		<dc:creator>Giuliana</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Sep 2013 18:30:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Caro Marcello, dopo aver letto e riletto, così come da te auspicato, il tuo dotto &quot;saggio&quot; su Pieno a perdere, mi permetto di esprimere il mio semplice pensiero al riguardo. In buona parte esso collima col tuo: nella &quot;inconsistente consistenza&quot; della parola, nella sua evanescenza che la rende equorea, nella quasi impossibilità di dare una definizione di poeta, nel fatto che spesso la Poesia, ma io direi la non-poesia, diventi spettacolo. Rispetto tuttavia ogni punto di vista, anche quello di coloro che partecipano a questo spettacolo. Io sono fra questi e, anche se può non interessare nessuno, ci sono giunta in età tarda, spronata dai miei scolari del Laboratorio di Poesia che hanno accettato di comunicare agli altri le loro emozioni e le loro conquiste, solo se mi fossi unita a loro.Non ne sono pentita anche se raramente ho potuto presenziare alle premiazioni.
L&#039;arte, e per me la Poesia è arte, anzi quella che le contiene tutte, non va vissurta in solitudine (Salman Rushdie), ma condivisa.E&#039; verissimo che non tutti sono in grado di apprezzarla, ma ciò non le toglie dignità, nè forza nè bellezza. Mi parli della splendida poesia di Solov&#039;ev. Come potremmo ancora godere della sua levità se non ce l&#039;avesse donata, sia pure in una grotta? E che mi dici degli altri grandi del passato e di alcuni grandi contemporanei? C erto Mirone o altri artisti non devono apparire accanto alle loro opere che sanno &quot;parlare&quot; da sole. Ma sei sicuro che tutti sappiano ascoltare la loro voce? La parola-poesia, i quadri la musica ecc mutano perchè muta ad ogni istante il nostro sguardo di fruitori. Io, come te, sono abituata a &quot;rileggere&quot;, anche a distanza di anni e non ho mai provato le stesse sensazioni della volta precedente. Per fortuna lo sguardo si allarga e per ora ancora si arricchisce. Grazie comunque, Marcello, perchè stimoli gli altri a riflettere. Vale.
Giuliana]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Marcello, dopo aver letto e riletto, così come da te auspicato, il tuo dotto &#8220;saggio&#8221; su Pieno a perdere, mi permetto di esprimere il mio semplice pensiero al riguardo. In buona parte esso collima col tuo: nella &#8220;inconsistente consistenza&#8221; della parola, nella sua evanescenza che la rende equorea, nella quasi impossibilità di dare una definizione di poeta, nel fatto che spesso la Poesia, ma io direi la non-poesia, diventi spettacolo. Rispetto tuttavia ogni punto di vista, anche quello di coloro che partecipano a questo spettacolo. Io sono fra questi e, anche se può non interessare nessuno, ci sono giunta in età tarda, spronata dai miei scolari del Laboratorio di Poesia che hanno accettato di comunicare agli altri le loro emozioni e le loro conquiste, solo se mi fossi unita a loro.Non ne sono pentita anche se raramente ho potuto presenziare alle premiazioni.<br />
L&#8217;arte, e per me la Poesia è arte, anzi quella che le contiene tutte, non va vissurta in solitudine (Salman Rushdie), ma condivisa.E&#8217; verissimo che non tutti sono in grado di apprezzarla, ma ciò non le toglie dignità, nè forza nè bellezza. Mi parli della splendida poesia di Solov&#8217;ev. Come potremmo ancora godere della sua levità se non ce l&#8217;avesse donata, sia pure in una grotta? E che mi dici degli altri grandi del passato e di alcuni grandi contemporanei? C erto Mirone o altri artisti non devono apparire accanto alle loro opere che sanno &#8220;parlare&#8221; da sole. Ma sei sicuro che tutti sappiano ascoltare la loro voce? La parola-poesia, i quadri la musica ecc mutano perchè muta ad ogni istante il nostro sguardo di fruitori. Io, come te, sono abituata a &#8220;rileggere&#8221;, anche a distanza di anni e non ho mai provato le stesse sensazioni della volta precedente. Per fortuna lo sguardo si allarga e per ora ancora si arricchisce. Grazie comunque, Marcello, perchè stimoli gli altri a riflettere. Vale.<br />
Giuliana</p>
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