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	<title>Terra Colorata &#187; Canzone degli Ofiti</title>
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	<description>Il sito del poeta Marcello Comitini</description>
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		<title>Pieno a perdere</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jul 2013 14:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Comitini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prose]]></category>
		<category><![CDATA[Canzone degli Ofiti]]></category>
		<category><![CDATA[Ripellino]]></category>
		<category><![CDATA[Solov'ëv Vladimir]]></category>
		<category><![CDATA[Velotti Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[William Blake]]></category>

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		<description><![CDATA[Per evitare fraintendimenti premetto subito che non mi sento un &#8220;poeta laureato&#8221;, e che per me poeti non sono coloro che scrivono in righe brevi con ritorni a capo per imitare i versi. Come non lo sono necessariamente i vincitori di premi di poesia pur prestigiosi. Per me poeta è “colui che non è”. Non c’è nulla di più sfuggente ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Per evitare fraintendimenti premetto subito che non mi sento un &#8220;poeta laureato&#8221;, e che per me poeti non sono coloro che scrivono in righe brevi con ritorni a capo per imitare i versi. Come non lo sono necessariamente i vincitori di premi di poesia pur prestigiosi. Per me poeta è “colui che non è”.<span id="more-560"></span> Non c’è nulla di più sfuggente della definizione di Poeta, perché non c’è nulla di più mutevole nel tempo del suo strumento di comunicazione, la parola, perché non c’è nulla in natura, come lo sono i colori e le forme, che somigli alla parola. La parola, essendo la presa di possesso di una cosa, un oggetto, un sentimento, una relazione, è vincolata al persistere nell’uomo del desiderio di possedere quella cosa, al persistere delle modalità con cui quel desiderio si esprime. Ed essendo inoltre il possedere (come il suo corrispettivo gemello, il donare) un modo di relazionarsi tra gli uomini, la parola è soggetta a mille varianti: sorge quando l’uomo ha bisogno di definire la realtà; muore quando l’uomo abbandona quel particolare aspetto della realtà (non ha più bisogno di nominarla); diviene di uso raro quando la frequenza di rapportarsi a quella realtà cessa di essere costante; si trasforma quando le relazioni tra gli uomini e la realtà mutano. Questa inconsistente consistenza della parola, questa sua mutevolezza materica, questa sua duttilità di fronte alle pressioni che subisce dall’esterno, questa sua a volte svaporazione nell’aria, fanno la parola simile all’acqua (che scorra o meno, che sia stagnante o meno, non importa): l’atteggiamento dell’uomo di fronte alla parola e quindi di fronte alla poesia, è esattamente quello dell’uomo di fronte all’acqua, sia che vi si immerga dentro, sia che la tocchi con un dito, sia che la assuma all’interno di se stesso. Sarebbe retorico se io adesso illustrassi questo concetto che, nella sua elementarità, dovrebbe essere chiarissimo a tutti. (Sarebbe invece interessante che qualche lettore non in perfetto accordo con quanto affermato da me, provasse a commentare quest’idea, a guardarla nelle sue diverse sfaccettature, anche solo allo scopo di dimostrarne la sua fallacia).</p>
<p>Questa caratteristica della parola si evidenzia quando si raffronti la poesia alle altre arti: esse traggono dalla natura la loro solidità e con questa si presentano ai nostri occhi. Esse sono “tangibili” e recano in sé, attraverso le forme,  i suoni e/o i colori, il potere di trasmettere emozioni. Anche se colui che vuole conoscere a fondo un’opera d’arte ha bisogno della parola per definirla nella sua essenza, questa parola non è parte integrante dell’opera e può mutare senza che l’opera muti.</p>
<p>Non è forse questo uno dei motivi per cui la poesia oggi è relegata in una nicchia? In un’epoca di esasperato individualismo, in cui ciascuno ascolta essenzialmente la propria parola e non quella degli altri, la poesia-parola muta in uno stesso momento col mutare del lettore, del livello della sua cultura, del livello della sua sensibilità. Non essendo pensabile attualmente una condivisione pubblica, ma solo una sensazione soggettiva, la poesia rimane un fatto isolato, nascosto agli occhi del “passante”. Questi peraltro non ha strumenti di conoscenza se non quelli proposti dai media. E i media disdegnano tutto ciò che è soggettivo, nel senso di espressione di un pensiero che si contrappone all’omologazione. Spesso coloro che scrivono versi cercano di farla uscire da questa nicchia esponendo il proprio corpo, mostrando sul palco impudicamente i propri sentimenti a corollario della loro poesia. La poesia viene trasformata in spettacolo, spesso pietoso, che commuove e attrae lo spettatore. Questo comportamento nasce in epoca abbastanza recente, prima dell’avvento dei media, con il surrealismo, il dadaismo, l’ermetismo. Ma è la Poesia a suscitare l’interesse o lo spettacolo dell’uomo che si mostra nel circo del “gradimento”? Per un tentativo estremo di migliore comprensione, la statua “Il discobolo” ha forse bisogno, per essere ammirata, che Mirone le si esibisca accanto? Una qualsiasi sinfonia di Beethoven deve essere eseguita dal suo compositore?</p>
<p>E se smettessimo di considerare la poesia un’arte e la guardassimo come un “pieno a perdere”, un fatto significante legato a un’era storica, come gli antichi graffiti che adornano certe caverne e ci raccontano il loro modo di possedere la realtà? Quegli sconosciuti autori hanno sentito il bisogno di raccontare quel che vivevano e quel che provavano, sensazioni, emozioni, paure, fantasie, bisogni, pensando certo di lasciare una traccia al futuro, una rappresentazione del loro essere uomini, un filo rosso che unisce le esperienze di allora alle esperienze di oggi.</p>
<p>Cosa troveremo nelle grotte dei poeti adornate dei loro graffiti?</p>
<p>Questo secondo me è il compito del Poeta: con i piedi affondati nel passato, con il cuore attento al presente, guardare con il cervello al futuro. E la grotta affrescata verrà prima o poi ritrovata e ammirata.</p>
<p>Stefano Velotti, nel suo saggio “La filosofia e le arti”, afferma di credere  “che la nozione di rappresentazione sia indispensabile per ogni opera d’arte, per il semplice motivo che non siamo disposti a rinunciare all’idea che un’opera d’arte – anche se non si esaurisce in una lista di significati – significa comunque qualcosa, che è tale se sollecita un’interpretazione, e che niente può significare o essere interpretato se non è una rappresentazione”.</p>
<p>Nella particolare grotta affrescata dal Poeta, che rappresentazione ammiriamo? Una parola scheletrita dal tempo, incisa su un foglio, tracciata su uno schermo di qualunque mezzo audiovisivo?</p>
<p>Proviamo ad entrare insieme in una grotta, poco conosciuta anche se appartenuta a un filosofo, teologo, poeta e critico letterario, in cui risaltano i “graffiti” tracciati nel 1876 dal poeta Vladimir Solov’ëv (traduzione di A.M. Ripellino):</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il bianco giglio alla rosa<br />
alla rosa scarlatta sposiamo.<br />
Nel mistero di un sogno profetico<br />
noi troviamo l’eterna verità.</p>
<p>Dite la fatidica parola!<br />
Gettate alla svelta le perle nel calice!<br />
Legate la nostra colomba<br />
coi nuovi anelli del vecchio serpente.</p>
<p>Per il libero cuore non c’è sofferenza&#8230;<br />
Dovrebbe temere il fuoco di Prometeo?<br />
La pura colomba si sente libera<br />
negli anelli di fiamma del serpe possente&#8230;</p>
<p>Cantate l’impeto delle burrasche,<br />
nella tempesta furiosa troviamo la calma&#8230;<br />
Il bianco giglio alla rosa,<br />
alla rosa scarlatta sposiamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La poesia (che si intitola “Canzone degli Ofiti”, cioè canzone di tutti coloro che veneravano il serpente elargitore agli uomini della conoscenza del bene e del male) potrebbe sembrare incomprensibile se la guardiamo esclusivamente sotto il profilo storico. Ma se la rileggiamo (perché spesso occorre rileggere le opere a cui ci accostiamo: “quelli che trascurano di rileggere si condannano a leggere sempre la stessa storia” dice Roland Barthes) i versi suscitano un senso di attesa,  dove l’uomo ha in sé il bianco candore del giglio e lo scarlatto della rosa, dove la libertà è minacciata.</p>
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