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	<title>Terra Colorata &#187; eros</title>
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	<description>Il sito del poeta Marcello Comitini</description>
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		<title>Giuliana Sanvitale Poetessa legge Solido Legame (poesia)</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 12:12:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Comitini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Rifugio, sogno, attese, naufragio, solitudine
Rivolta che perfora il buio e fa superare le lunghe attese]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Rifugio, sogno, attese, naufragio, solitudine</p>
<p style="padding-left: 60px;">e poi</p>
<p>rivolta, vago, buio, lunghe.</p>
<p>Due “blocchi”, due scelte estremamente rispondenti a quello che sembra lo stato d’animo del Poeta: un desiderio spasmodico d’amore ( che già in “sogno” e “solitudine” si percepiva non solo carnale) e la rivolta contro il tempo impietoso.</p>
<p>Rivolta che perfora il buio e fa superare le lunghe attese, e lo fa con l’ausilio della memoria, splendidamente rappresentata come una farfalla dalle lievi ali potenti capaci di ristabilire l’equilibrio tra sogno e realtà.</p>
<p>Marcello è poeta di “grandi” immagini con cui ammanta “grandi” sentimenti. Il cielo solcato dalle rondini, il mare che culla gli annegati e li consegna alle braccia generose del silenzio fanno da cornice a un sogno erotico che è stato e potrebbe ripetersi, ma in forma meno violenta, più poetica direi. Le mani che vagano sul corpo come passeri fra rami di ciliegi, come ali di gabbiani che sorvolano e vincono la procella ( e il pensiero corre alla tempesta dei sensi, alla lotta tra spirito e corpo), come alghe alla deriva, hanno la sensualità di un rito sacrale. L’erotismo sorretto da una luce interiore, mai volgare o scontato, si stempera in quei piccoli titillii delle lucciole (ancora una scelta felice per la leggiadria dell’insetto e la sua luminescenza intermittente).</p>
<p>Il buio iniziale dell’attesa si squarcia dinanzi alla maestà della Vita che impugna una frusta che non sempre allude e conduce a un gioco d’amore.</p>
<p>Eros e Thanatos, Sogno e Realtà, Amore e Morte.</p>
<p>E’ la Vita, Poeta, e tu ce la presenti senza ipocrisie, svelando i sogni nascosti nel nostro profondo, quelli che non confesseremmo per quel bagaglio di pre-concetti che ci trasciniamo dietro da sempre.</p>
<p>Con te, poeticamente, li abbiamo per un attimo deposti.</p>
<p style="padding-left: 750px;">Giuliana Sanvitale</p>
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		<title>EROS E THANATOS &#8211; Santi Sillitto commenta &#8220;Il fiato del mondo&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2015 14:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Comitini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è difficile, credo, seguendo il filo rosso che unisce tra di loro, ab immemorabili, le poesie di Marcello, rintracciare il tema e il minimo comune denominatore, della sua “recherche” anche in questo suo volume "Il fiato del mondo".

Ricerca di cosa? Della “Sinthesis”, io credo.

Tra l’insondabile abisso onirico e la vita...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non è difficile, credo, seguendo il filo rosso che unisce tra di loro, ab immemorabili, le poesie di Marcello, rintracciare il tema e il minimo comune denominatore, della sua “recherche” anche in questo suo volume &#8220;Il fiato del mondo&#8221;.</p>
<p>Ricerca di cosa? Della “Sinthesis”, io credo. Tra l’insondabile abisso onirico e la vita da svegli.</p>
<p>Le due cose, ovviamente sono inestricabili e sfido chiunque a provare a districare questi due aspetti delle nostre personalità. Ma su questo tornerò dopo.</p>
<p>Intanto occorre spingersi oltre (questo filo rosso) perché c’è dell’altro. C’è la sicilianità di Marcello.</p>
<p>La Sicilia, lo sappiamo, è terra tragica. È inevitabile per un siciliano avvertire la presenza del lutto nella luce (quella di Bufalino, quella accecante delle estati di Tomasi di Lampedusa, che finisce per schiacciare i siciliani con la sua violenza). E quante volte Marcello ha chiuso la sua poesia (vedi “Troppa luce”) gridando in faccia alla luce la sua incapacità di mantenere le promesse, di dispensare quella gioia che dovrebbe separare le tenebre, anche della nostra anima (si veda in &#8220;Privo di lacrime: “temendo che Dio / mi accechi di luce”).</p>
<p>Il versante tragico, dunque: cosa vengono a cercare le frotte di persone che riempiono il teatro greco di Siracusa durante gli spettacoli classici?</p>
<p>Sì, certo, l’Arte, lo spettacolo, il ripetersi dei rituali antichi dei nostri antenati, seduti su quelle stesse pietre, forse con gli stessi stati d’animo.</p>
<p>Ma non è solo quello.</p>
<p>Cercano, forse ancora di più, una spiegazione. Capire cosa avevano capito quegli antenati greci del tragico fatto della vita.</p>
<p>Perché nell’animo dei siciliani, che perpetuano quella cultura, nella fortunata, o sfortunata, alchimia del loro sangue misto, c’è già la visione del rovescio della medaglia, del doppio gioco dell’esistenza che è forse una delle spiegazioni possibili.</p>
<p>Marcello cerca la sintesi, o forse no, lui vuole affermare l’inestricabilità di una dualità soltanto apparente, perché i due mondi sono uno. E allora: sogno e veglia, luce e lutto, gioia e tragedia, sono tutt&#8217;uno, due impostori che si fanno beffe di noi. Ed eccoci tornati all’intestazione, alla definizione del gioco: Eros e Thanatos,</p>
<p>Ancora i Greci, i nostri nonni, li uniscono inestricabilmente: il culmine della creazione, l’amore che dà corpo alla vita e la sua cancellazione (vedi più sotto).</p>
<p>Marcello, grecosiculo (anche nel cognome) inevitabilmente, inestricabilmente preso nella ricerca della sinthesis, cerca, sminuzza, rovista, scandaglia, prova a separare ma si arrende. Perché il labirinto è la risposta, perché non c’è risposta, perché la gioia la dobbiamo cercare nel suo sfuggirci. E cos’è quel supremo momento della creazione, estasi amorosa, se non la fuga, folle, verso l’annientamento?</p>
<p>Ma vabbè, questa è solo la teoria di un siciliano tragico.</p>
<p>P.S.: Torno al sogno: quante volte ci tende l’imboscata? Quante volte perdiamo il confine tra l’accadimento nel sogno e il passo che stiamo movendo dentro la precarietà del nostro ipotetico senso? Quanto l’adesività di quel teatro notturno ci resta attaccata addosso e ce la portiamo per un tratto mentre cerchiamo di costruire un pezzo della nostra personalità e quell’adesività ci fa tanto comodo.</p>
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