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	<title>Terra Colorata &#187; strada</title>
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	<description>Il sito del poeta Marcello Comitini</description>
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		<title>Il fotografo</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2020 18:27:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Comitini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie]]></category>
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		<description><![CDATA[L’amico è venuto a trovarmi senza la moglie
È fuggita - mi ha detto non appena mi ha visto – 
perché da tempo la vita per me è un‘immagine statica.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; padding-left: 300px;">L’amico è venuto a trovarmi senza la moglie.<br />
È fuggita &#8211; mi ha detto non appena mi ha visto –<br />
perché vedo da tempo la vita come un‘immagine statica.<br />
Ma io vedo che cambiano<br />
soltanto le ombre, le luci e i colori<br />
mentre il corpo si piega e la mente matura.<br />
Rimane immutato il nocciolo duro di debolezza e di odio.<br />
Vorrei &#8211; mi ha detto -che l’uomo restasse<br />
immobile come nelle mie foto<br />
con le luci migliori, i colori più fulgidi e le ombre a esaltare<br />
quelle istantanee dei momenti più veri.<br />
L’ho accompagnato nel suo bisogno d’immortalare<br />
le immagini lucide della sua mente.<br />
Abbiamo girato tutte le strade della città vecchia<br />
con la macchina a tracolla, ha fotografato<br />
nella buia umiltà dei vicoli gli alberi spogli<br />
un mazzo di fiori dietro i vetri della finestra,<br />
il sole tra i tetti<br />
come un prigioniero dietro le sbarre<br />
della cella dipinta d’azzurro.<br />
Nella piazza assolata, in mezzo alla strada<br />
ha fotografato una mamma giovane e bella<br />
china sul carrozzino con i capelli biondi<br />
lunghi giù sulla camicetta bianca,<br />
in alto vicino ai tetti<br />
la gatta appisolata sul davanzale.<br />
Al vecchio che trascina le sue povere cose<br />
in una borsa sdrucita che gli pesa<br />
tra le dita scarne e si allontana<br />
nel vuoto della piazza, ha riservato<br />
un’inquadratura particolare<br />
dall’alto verso il basso<br />
sulla curva della schiena con l’obiettivo<br />
d’esaltare la fatica dell’uomo.<br />
Nell’angolo opposto ha catturato<br />
il calcio spettacolare di un giovane dallo sguardo deciso<br />
con una gamba tesa in alto e le mani dietro le schiena,<br />
a ostacolare un immaginario<br />
tiro violento di rigore.<br />
Ha immortalato sulla facciata di un vecchio palazzo<br />
ormai svuotato d’ogni traccia del suo passato<br />
gli architravi che narrano fasti antichi,<br />
i condannati a rimanere nudi sotto il peso<br />
dei poggioli sulle spalle<br />
e sotto i balconi a fianco<br />
le gigantesche compagne dai seni turgidi<br />
come fiori di bronzo<br />
macchiati dal latte di pietra sgorgato<br />
lento e vischioso da anni.<br />
Ha fotografato nell’insegna del bar<br />
la bocca spalancata di un leone<br />
dentro l’aureola d’oro che dice Qui si beve da re,<br />
i tavolini al sole, le tende a strisce blu e rosse<br />
gli uomini seduti all’ombra.<br />
Gesticolano scuotendo le teste<br />
spolmonandosi di grida sulla squadra del cuore,<br />
i politici, la tivù i programmi seriali,<br />
su come salvare il mondo restando seduti a parlare.<br />
L’amico ha pubblicato tutte queste immagini sui social<br />
per ricevere applausi e consensi<br />
che consolassero la sua delusione.<br />
In quest’ultima foto però c’ero anch’io.<br />
La schiena poggiata alla plastica verde dello schienale,<br />
i piedi sul tavolino,<br />
bevendo birra con un cappello in testa<br />
che dava ombra ai miei occhi.<br />
Pensavo a quanti mi avrebbero visto<br />
tra quelli seduti al bar.<br />
Pensavo e ridevo con le mani in tasca<br />
e lo sguardo del folle che vede in se stesso<br />
lo specchio dell’universo, la sua solitudine.<br />
la sua immane follia.<br />
L’egemonia della saggezza, l’egemonia della vergogna.<br />
Nessuno sui social mi ha visto.<br />
Qualcuno però si è riconosciuto nell’uomo<br />
che beve con il cappello in testa<br />
e ha cancellato la foto. Egemonia della paura.</p>
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