Giovanni Fattori, Tramonto Sul Mare, 1890-1895

Dove

Guardo verso il mare dove s’addensa il grido
ultimo del giorno
dove il vento increspa sull’immensa plaga
verso le onde che ruotano accecate
il succedersi d’ombre e nuvole che corrono
nella luce obliqua del cielo impallidito.
Trafelate e mute schiume di risacca. Guardo.
Subito risucchiate dal soffio della tramontana
inattese si svelano fioche sembianze umane
nelle fredde piogge che imbevono la terra
e me che guardo lontano verso il mare
con i piedi immersi nella sabbia oscura.

Tra le allegre piogge dei tuoi riccioli neri
scesi sulla fronte come ali di rondini
e intorno alle tue guance a carezzarti il viso
guardo nell’azzurro dei tuoi occhi ardenti
dove scopro impronte di silenzi e di grida
e di specchi di nuvole fugaci e solitarie
nelle albe lontane dove lunghi pianti
imbevono la terra in cui affondo i piedi.

  1. paola pdr scrive:

    Il mare, pensatoio privilegiato.
    Mi chiedo perchè lo scegliamo per riflettere o ricordare. Le risposte che mi dò sono davvero infinite, passando dalla sua bellezza che fa da contraltare alla bellezza dei sentimenti fino a sentirlo un “amico” paziente e accogliente, sempre pronto all’ascolto.
    Forse, dico forse, il mare è il maschile della luna, quella luna che parla ai sentimenti e fa tremare i polsi.
    Il mare, a differenza della luna, il mare immenso, dissolve la tensione mentre ti perdi nella sua grandezza e ti permette di “spicciolare” il tuo ricordo.
    In questa poesia, trova spazio una immagine “femminile” che, immensa e misteriosa come il mare, aveva al suo interno spazi che non trasparivano ma che si potevano immaginare, spazi sconosciuti che forse non avevano trovato il momento giusto per emergere.
    I “piedi” nudi nella sabbia scura, forse non sono bastati a toccare le radici sensibili dove si generavano quelle domande.
    Bellissimo leggere queste poche strofe che le parole sapienti del poeta sanno riproporre sempre in modo nuovo e personale.

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