L. Ron Hubbard, Etica, 1968

Ciechi

Perché non m’insegnate nulla,

compagni di viaggio ciechi erranti

lungo i sentieri di una pace universale

che non è pace ma dimenticanza ?

Legati alla catena di parole scelte

sapientemente emerse nel cercare la ragione

d’un esistere forse divino

certamente lontano da dolore

fame miseria

dalla morte dell’uomo che vi fugge?

Conoscere se stessi e noi

che le parole conosciamo

come quello che gli occhi non vedono

e le mani non toccano.

Non c’è luce che lo illumini

ma è bianco come il latte che nel cielo

gonfia le nuvole indecise

se affogare nel pianto.

  1. adriana scrive:

    amo le tue poesie, sono forti e alcontempo dolci.. fanno riflettere. viviamo in un mondo fatto di apparenza dove le parole riempiono i vuoti che persone avide e prive di sentimenti ci impongono… pace?? no! non vedo pace finchè continuiamo ad essere ciechi… complimenti Marcello, spero di aver colto il tuo pensiero… ciao poeta!

  2. tinamannelli scrive:

    Vero siamo ciechi, non riusciamo a vedere oltre, si va avanti seguendo un flusso che non conosciamo ma che per inerzia seguiamo….chissà se un giorno riusciremo a vedere dove ci sta portando questa cecità. I tuoi versi sono molto profondi e intensi e fanno molto pensare e riflettere. E’ bello leggerti…ciao poeta

  3. Gabriella Barattia scrive:

    Viviamo inconsapevolmente, o forse colpevolmente voltati dall’altra parte, per non vedere per non sentire. Intruppati nell’insulso pensare della “gente” per non essere diversi, per non essere emarginati. Un messaggio “pesante” , un “j’accuse” per farci riflettere sulla superficialità umana, sul nostro modo di pensare che preferiamo vedere come ineluttabile quello che accade, piuttosto che diventare protagonisti di una vita più consapevole. Come sempre bravo!

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