Beatrice Borroni, Irene, 2012

Irene

Tu sei così dimenticata e sola

teneramente donna nel riquadro

scabro della finestra

nell’aria rarefatta del mattino.

Così rapita dai tuoi stessi sogni

che in fondo all’orizzonte insegui e pensi

dove hai perso gli occhi dove il sole

nella luce dell’alba ti ha ammaliata.

E nella troppa luce che nell’alba

splende sulla tua pelle come il rosso

di un frutto che si fa dolce e maturo

il tuo profumo spande nella stanza

ad addolcire il buio alle pareti.

Teneramente donna nell’ovale

del viso incorniciato dai capelli

esageratamente lunghi sulla spalla

nuda a immaginare

lunghe altrettanto le carezze.

Non mie. Non io

che al buio della stanza guardo

invisibile e muto

le foglie malinconiche d’autunno

rosse di ruggine che invadono

nel vuoto lasciato alle tue spalle

i  ricordi e i sogni.

Non miei i sogni, Irene, ormai da tempo.

  1. paola pdr scrive:

    Attraverso l’immagine alla finestra scorrono i sentimenti.
    Non sono quelli della donna che fanno pensare, ma piuttosto quelli non più possibili di chi dipinge questo quadro che sa in cuor suo di non crederci più o di non farne più parte.
    E poi scorre tanta tenerezza, l’immagine è sicuramente positiva.

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