Hengki Koentjoro, Mangrove Symphony

Parole dei poeti

Le parole dei poeti sono come le rose:

profumano i crepuscoli delle città

quando brillano le luci delle vetrine

e il cuore si nasconde in angoli bui.

Parole come canne sullo specchio dello stagno

dove ninfee galleggiano in acque serene

e corpi che si uniscono bacio contro bacio

in una sonnolenta nenia del cuore.

Versi che si nutrono di capelli di mani

di sogni abbandonati di lacrime spinose

rose che scendono dagli occhi sulle guance

abbracciano condannano fanno naufragare

lanciano segnali da naviglio a naviglio

nel mare in tempesta di lenzuola rotte.

 

E ci sono versi che non appartengono ai poeti

versi sporchi di ferro corrosi dalla ruggine

stipati in magazzini lungo porti abbandonati

dove non attraccano che poveri battelli

colmi di stanchezza e di piedi scalzi.

Parole di chi cade dentro buchi sudici

senza morire né vivere d’inedia,

cani da strada maltrattati poveri,

vecchi cacciati dalla loro vita

giovani che chiedono giorni in cui sperare.

Versi che si scrivono da soli

sulle lavagne sporche dei sobborghi.

Versi che si arrampicano lungo gli edifici

e sui tetti più alti tagliano nello spazio

le proporzioni esatte del bene e del male.

(inedita 2011)

  1. paola pdr scrive:

    Si, le parole dei poeti sono belle e delicate e ogni tanto, come hai fatto tu con questa bella poesia, si inchinano a quelle parole che non sono rappresentate nei modi consoni o nei luoghi deputati per la poesia.
    Sono quelle parole che si producono vivendo una vita dura, che, a ben guardare è la “poesia” dell’uomo che cerca un riscatto e nella sua povera realtà non abbandona la fede per andare avanti e avanti ancora, nonostante tutto.

Replica a paola pdr