Carmine Ciccarini, A New Day, 2012

Privo di lacrime

Cammino nel cuore della città e della notte

tra lacrime poste in alto da Dio

più in basso disposte in file ordinate

dal disordine umano.

Guardarmi d’intorno con lo stesso stupore

di ieri e di sempre

è più naturale di quanto si possa pensare

e ogni notte lo faccio temendo che Dio

mi accechi di luce.

Ascolto una nenia interminabile e sorda

che invade le strade con ombre indistinte

fiumi che attendono lividi l’alba

per riversare metalliche onde

e di vetri e di lampi

nel sole laggiù all’orizzonte

ad altezza di uomo.

In ordine seguono il tempo e il dovere

obbedendo e smarrendo la vita.

Qualcuna s’è infranta contro un ostacolo

per l’eccesso assordante dell’ imprevisto

e l’anima priva di mete contempla

quel filo di sangue nel fiume di latta

immobile e assente.

 

Vedo di giorno impenetrabili corpi

dai volti abbagliati che mi camminano accanto

anch’io cieco per loro nonostante sorrida

e loro mi abbraccino e anch’io li abbracci.

Appena sfuggiti agli sguardi svanisce

l’obliqua voglia di fondere insieme

gl’indivisibili uno

l’impenetrabile e rigida schiera degli uno

innumerevoli e palpitanti.

Torno a guardare nel buio della strada

le anime forti di gesta e intenzioni

e penso sia solo l’inganno di un uomo

che cerca sognando compagni.

Innanzi ai miei occhi appare quel sangue

e il freddo dell’anima attraversa il mio corpo.

Senza più inganni consacro a me stesso

un universo privo di lacrime.

  1. giuliana sanvitale scrive:

    Caro Marcello, al solito una Poesia splendida, intensa, ficcante, ricca di immagini belle e insostituibili. Mi sentirei di suddividerla in più momenti: solitudine- impotenza- sogno- ritorno alla realtà- dolore ineluttabile- indifferenza- desiderio di illudersi- consapevolezza lotta forza.
    Sono i sentimenti che si provano percorrendo con te le strade della notte, col cuore colmo di lacrime, ma gli occhi asciutti tra l’indifferenza del prossimo. Se volessi farne un’analisi stilistica direi che hai usato parole sonore perfette per ogni sentimento espresso. Perdona la deformazione professionale ed accetta il mio plauso.

  2. tinamannelli scrive:

    Caro Poeta, i tuoi versi scuotono …tutto il mondo di oggi è in questi versi. Leggerli mette proprio davanti ad una situazione che tutti cerchiamo di non vedere, la nascondiamo o guardiamo da un’altra parte. Un mondo di sofferenza e di indifferenza…un mondo davvero senza lacrime.
    Grazie Marcello

  3. gabriarte scrive:

    bellissima Marcello che dolore quando le lacrime non scendono più e nel buio temi quella luce che forse libererà ciao bravissimo come sempre

  4. Paola Pdr scrive:

    Questo viaggio in versi avviene di notte, forse non a caso. La notte amplifica il “sentire”.
    La domanda che scaturisce da questo percorso è: – Cosa siamo diventati? -
    Riusciamo ad incrementare con le nostre azioni il dolore del mondo che, già di suo, è abbondante.
    Siamo schiavi di un tempo che soggiace al dovere (per forza di cose) …ma la vita è tanto altro, ce ne siamo forse scordati?
    Accade che nulla riesce quasi a colpirci tanto siamo intorpiditi, insensibili, indifferenti.
    Lo sguardo poi si solleva per cercare consolazione in quegli uomini che hanno dato il loro personale contributo in pensieri ed opere umanamente importanti. Consolazione che non arriva.
    La chiusa di questa poesia è una sorta di autotutela: indurirsi un poco, trattenendo le lacrime, perché in verità non si è trovato ancora qualcuno con cui piangere.

  5. carmine ciccarini scrive:

    Veramente una composizione di un lirismo antico. A me ricorda un po’ Montale ma nel sentire anche Leopardi anche se scritto modernamente.

Scrivi un commento