Gabriella Egidio, Luna, 2016

La gatta

Le dita immerse nella tua pelliccia

hanno attinto ai segreti del tuo sguardo ambiguo?

Come uno strumento antico

da cui escono a sfiorarlo misteriosi suoni,

carezzandoti a lungo

hanno svelato ai sognatori o artisti

i segreti nascosti della tua armonia?

Di te che imposseduta mi possiedi

con la luminescenza dei tuoi occhi

posso immaginare pochi versi

scrivendo solo quel che ci assomiglia,

mia gatta tormentata da oscuri pensieri.

 

Pochi, ne sono certo, che inducono la mente

- per fuggire o riflettere?  - a rinchiudersi con calma

nell’infinita quiete della sonnolenza.

 

Ma le tue narici e i baffi vibratili

continuano a sondare l’aria intorno

di rivali o di prede o di giochi crudeli che ti spingono

ad arrestare tra gli artigli il movimento

che disturba il tuo inquieto silenzio.

 

Molto di ciò che vedi ti è indifferente

e ti passa innanzi eternamente trascinato

dal fiume che distrugge la sua forza

nella triste voglia di confondersi col mare

come tutti i fiumi fanno e il resto della vita.

 

Per rendere completa la tua indifferenza

e la sapienza con cui socchiudi gli occhi

raccogli come in estasi le zampe

sotto l’elettrica pelliccia.

 

Nel tuo silenzio immobile prevedi e ricordi.

E non sorridi e non ti annoi.

 

In questo mi somigli e per questo mi guardi

con le punte aguzze delle tue pupille

come due lame di coltello che tagliano e separano

quel che resta estraneo al nostro mondo.

 

Ma nessuno mai sarà capace di scoprirlo.

 

  1. paola pdr scrive:

    Amando i gatti e leggendo questa tua poesia non ho potuto non apprezzarla immensamente.
    La descrizione che fai di questo splendido felino è davvero unica
    “…le punte aguzze delle tue pupille come due lame di coltello che tagliano e separano quel che resta estraneo al nostro mondo”.
    Ho apprezzato il tuo sguardo “felino” e non aggiungo altro perchè ci sarebbero ancora tanto altro di cui parlare che ne uscirebbe un romanzo. Complimenti!

Scrivi un commento