11 settembre 2001 memorial con papaveri (graficart mio)

La torre

Una volta ero come un grande edificio
dal corpo severo e popolato.
Dominavo su tutta la città
dove si riparavano gli sbandati
famiglie diverse di operai
contadini e sfruttati.
Il mio corpo adesso crolla
come una torre dell’undici settembre.
Il cuore malato di libertà illusorie
è esploso e le ceneri del passato
sparse lungo le strade della mia vita.
Sulle scale delle stazioni
dove sono scesi e saliti tutti i miei sogni
in compagnia della miseria di quelle persone
hanno bloccato ogni via di salvezza.
Sugli angoli rosicchiati dai dubbi
i soccorsi giunti con prevedibile ritardo
hanno sgomberatole macerie ancora fumanti.
Ora c’è una larga spianata
dove sanguinano tanti amori
come papaveri falciati vivi per sbaglio.

  1. paola della rossa scrive:

    Indosso in prova questo tuo abito, descritto minuziosamente, lo indosso per sentirlo, capire come mi sta addosso.
    Certo, è un bell’abito aprima vista, cade bene e mostra tutto il suo fascino, il suo potenziale, tant’è che questa sua ricca immagine ha offerto spunti e vicinanza ad altri meno fortunati che si sono sentiti attratti inevitabilmente da tanta grazia, energia, bellezza, consapevolezza.
    E, mentre ora tolgo questo tuo abito d’un tempo preso in prova, mi accorgo che forse anche io mi aspettavo troppo da quella linea austera, non avevo considerato che il tempo, le cose
    della vita sgualciscono tante certezze.
    Ma non tutte… e meno male
    In fondo in fondo quest’abito che prima o poi metterai in un angolo definitivamente ti fara’ restare un attimo sopra pensiero e ti fara’ ricordare le tante battaglie che con lui
    hai affrontato, vinto, perso, battaglie che non ti hanno mai impedito pero’ di salvare in extremis, anche dopo “mozzate” le teste di chi si e’ trovato nei tuoi paraggi a stretto contatto con le tue certezze, o con le sue, o con le vostre insieme.
    La verita’ si erge sempre in fondo ad ogni percorso e di rosso vestita, di vita e bellezza nonostante le perdite, accende il cuore che sa trovare una risposta a tutto, certo, con i suoi tempi.
    Il cuore sano, vivo, palpitante. Il tuo cuore.

    • Qui credo che il mio abito ti vada stretto, Paola. Guardandoti allo specchio della tua vita hai avuto per un attimo la sensazione che ti vestisse bene e fosse adatto alla tua esperienza. Intanto a me è bastato che tu per quell’attimo lo hai indossato, hai guardato alla vita dal mio punto di vista. Che poi te lo sia tolto con qualche perplessità, mi sta benissimo, perché ognuno ha la sua vita che insegna a ciascuno cose diverse.
      A me ha insegnato che ci sono gli sfruttati gli ultimi della terra e che se non sentissi la loro presenza, sarei vivo a metà, anche senza perdite luttuose o dovute alla lontananza. Semmai queste perdite sono quelle lampade che si accendono e mi fanno vedere al di là del mio piccolo mondo.
      E allora la verità ha gli occhi degli sfruttati degli ultimi del mondo, che si vedono falciati in nome di un odio che non appartiene loro.
      Come vedi, anche un abito, adatto a me e non a chi mi legge, crea comunanza, ci mette nella condizione di confronto e di considerazioni, che restano altrimenti chiuse in noi. Grazie infinite sempre per questo ponte che lanci tra me e chi mi legge.

  2. paola della rossa scrive:

    Il mio commento non considerava quanto hai aggiunto in questa gentile spiegazione Marcello.
    Non avevo chiamato in causa questa tua sensibilità di essere quasi una cassa di risonanza di quello che accade, anche se, so bene che sei una persona attenta, sensibile e tutto quello che accade in questo mondo “malato” lascia un segno che raccogli ed elabori per te e per noi, spesso in disgusto, dolore e impotenza.
    Mi ero semplicemente fermata ad un bilancio delle aspettative personali, in fondo l’età ci sta tutta per tirare un po’ di somme.
    Avevo inteso altro (e la poesia produce anche questo, di capire una cosa anzichè un’altra) e ti ringrazio per questa spiegazione che credo gradiranno tutti coloro che verranno a leggerti.

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