Lampedusa

sempre così,

lo stesso muro

come falesia inaridita al sole.

E gl’implacabili filospinati,

tesi da un punto all’altro d’orizzonte,

spiccano nette dagli steli le corolle,

straziano contro il cielo azzurro e disperato

ali di stormi migranti verso il sole.

Voi di là dal recinto,

voi migrati

sulle correnti di acque sconosciute,

occhi pacati, braccia disarmate,

mani sospese sulle punte aguzze dei fili,

le labbra dischiudete come lente ali

e una nenia cantate che al di qua del mondo

giunge come il lamento di animali condannati.

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